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Paragrafo  7 . Dal 1948 al 1953: i governi centristi pongono  le  basi

del modello di sviluppo della societ italiana.

     
I  governi  centristi seguirono sostanzialmente le linee  di  politica
economica  gi  tracciate da Luigi Einuadi  sotto  il  4  governo  De
Gasperi, basate sulla libert d'impresa e di mercato e sull'intervento
dello stato in alcuni settori ritenuti essenziali per lo sviluppo.  Si
deline  cos un sistema ad economia mista, caratterizzato cio  dalla
compresenza di imprese pubbliche e private.
     Tra  gli imprenditori privati un ruolo determinante fu attribuito
a  quelli dei settori considerati trainanti, come il metallurgico,  il
meccanico,  il  chimico  e l'elettrico. Ad essi  il  governo  assicur
condizioni  di favore: assegn loro un parte rilevante dei  fondi  del
piano  Marshall  tra  il  1948  e il 1951;  li  agevol  nei  rapporti
commerciali   internazionali,  favorendo  la  liberalizzazione   degli
scambi; impegn le industrie a partecipazione statale nella produzione
di  beni,  come quelli siderurgici, fondamentali per la loro  attivit
produttiva; li appoggi nei conflitti sindacali.
     Gran  parte  delle  imprese dei settori trainanti,  operando  sul
mercato  estero,  adottarono  varie  misure  per  produrre  a   prezzi
competitivi:   corresponsione   di   bassi   salari   ai   lavoratori;
ammodernamento   degli   impianti;  riorganizzazione   dei   modi   di
produzione.   Accadde  cos  che,  mentre  produzione  e  produttivit
aumentavano, i salari restavano bassi e cresceva la disoccupazione.
     Le  imprese  produttrici  di  beni  di  consumo  erano  anch'esse
avvantaggiate  dal fatto che si rivolgevano al mercato  interno,  che,
essendo  poco esposto alla concorrenza straniera, era sufficientemente
ampio  e  sicuro.  Inoltre,  la  grande disponibilit  di  manodopera,
causata dalla disoccupazione, determinava un basso costo del lavoro.
     Con  il  centrismo ripart l'edilizia, favorita  dalla  crescente
domanda  di  abitazioni,  originata dalle  distruzioni  causate  dalla
guerra,  dalle massicce migrazioni interne dalle campagne e  dal  sud,
dai  limitati interventi di edilizia pubblica. Il controllo di  questo
settore  era  quasi  completamente nelle mani dei grossi  imprenditori
edili,  dei proprietari terrieri e degli istituti finanziari;  questi,
infatti, potevano operare in un regime di quasi totale libert, perch
esisteva una larghissima disponibilit di aree edificabili e le  forze
di  governo nazionali e locali non posero n vincoli n regole al loro
sfruttamento,  anzi,  in molti casi favorirono una  speculazione,  che
consent  di  realizzare  enormi profitti. Inizi  cos  un'espansione
edilizia  selvaggia  e  incontrollata, che avrebbe  determinato  gravi
problemi sociali ed ambientali.
     
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     Il   governo   intervenne  in  campo  finanziario  e   monetario,
ponendosi  come  obiettivi  prioritari l'arresto  dell'inflazione,  la
stabilizzazione  della  moneta  e il risanamento  della  bilancia  dei
pagamenti.  I  principali  provvedimenti furono:  la  restrizione  dei
crediti; il contenimento della spesa pubblica; l'impiego di una  parte
rilevante  dei  fondi  del  piano Marshall per  saldare  i  conti  con
l'estero e ampliare le risorse monetarie.
     L'intervento  diretto  dello  stato nell'attivit  produttiva  fu
attuato  attraverso  il  potenziamento dell'IRI  e  con  un  crescente
impegno  nel  settore  energetico. L'IRI cur in modo  particolare  lo
sviluppo   delle  aziende  siderurgiche,  a  sostegno  delle   imprese
metallurgiche  e  meccaniche. Nel settore energetico  fu  avviata  una
ristrutturazione,  che  port alla nascita,  nel  febbraio  del  1953,
dell'ENI  (ente nazionale idrocarburi), che, sotto la guida di  Enrico
Mattei,   conseguir  importanti  successi  nella  ricerca   e   nello
sfruttamento di giacimenti petroliferi in Italia e all'estero.
